Iconoclastia

Quando si intraprende qualcosa si nuovo si getta via tutto ciò che non serve.
La vita è un continuo rinnovamento: gli alberi non trattengono le foglie morte. Né la terra conserva i colori vividi simbolo dell’effimera vita delle farfalle, per quanto questi siano belli.
Ed è proprio l’inutile, l’effimero, ciò che non ha un senso, i ricordi che portano solo dubbi e domande, perché basati su un mare di menzogne e di illogicità, quello che prenderà per primo la via del cesso: tirare l’acqua e via, trascinati nel loro posto di elezione, la fogna. Là saranno digeriti e smaltiti: e non certo da me.
È come in primavera quando si fanno le grandi pulizie: tutta la roba vecchia viene gettata via, si cambia l’aria, si smaltisce il fetore accumulato in un lungo inverno.
Iconoclastia: distruzione dei simboli. Eliminazione di tutto ciò che ricorda un dolore: è questo il primo passo necessario a scrollarsi di dosso il marcio di qualcosa che ha solo logorato la mia vita non portando nulla, ma proprio nulla di bello e degno di essere ricordato.
Non avrò ricordi belli da portarmi dietro. Ma solo il terribile insegnamento di anni di logoramento, anni perduti e tolti alla vita e che non verranno più recuperati.
Devo guardare avanti: perché se mi guardassi indietro troverei solo il marcio della cancrena che non hai mai voluto curare e che ha roso tutto il bello che era in te. Tutto il resto è trucco, è maschera, come quelle degli attori di teatro. È facile recitare su un palcoscenico. È difficile vivere realmente la vita: e tu non vivi, reciti. Ciò che si vede di te è solo l’anonima controfigura di te stessa.
Io ho scelto di vivere: non ho mai accettato di recitare e di non essere me stesso. Né lo farò adesso.
La vita è altrove: non seguirò la follia di un’eterna fragilità umana; non seguirò l’incapacità; non seguirò l’inganno; non seguirò la truffa.
Non ho nulla da apprendere da te. Non puoi insegnarmi nulla: semplicemente perché non esiste peggiore insegnante di chi non ha la preparazione per farlo e maschera la propria ignoranza con l’arroganza. Proprio come te.
E allora va’: va’ dove ti porta il tuo cuore marcio.
Io vo, ma dove mi portano la mia testa e il mio cuore vivi. Perché io la vita la amo e la vivo: non la subisco come te.
Punto e a capo: si inizia con una nuova pagina bianca.
Benvenuta libertà.

Continue reading » · Rating: · Written on: 01-25-10 · No Comments »

In verità…

… quando certe persone hanno sempre bisogno di avere qualcuno accanto per poter muovere i propri passi, chiunque esso sia, mascherando tale incapacità con altro, con un sentimento, con una sensazione: in verità certe persone sono perdenti.

Vivere in solitudine e apprezzare la capacità di riuscire a stare da soli, risolvendo tutti problemi facendo leva solo su sé stessi, non è cosa per molti provarci: ed è cosa rara riuscirci davvero. Ma dannatamente benefica.

Anatema, allora, a chi ha bisogno di contare sempre sulla presenza di qualcuno al proprio fianco per sentirsi dentro la vita: non riuscirà mai a far nulla di buono, se non succhiando le energie altrui fino all’ultima goccia, vivendo sempre nell’ansia di ritrovarsi in solitudine e che chi si ha a fianco un bel giorno possa dire basta.

Anatema a chi si inganna, pensando che tutto questo sia un anelito di libertà o bisogno di una forte emozione o manifestazione di sentimenti alti: è solo l’incapacità di ammettere di non poter dire “posso farcela senza domandare niente a nessuno”. E’ il peggiore degli inganni che si possano fare a sé stessi.

Anatema a chi, facendosi forza sulla presenza di qualcuno al proprio fianco, osa pontificare, criticare, umiliare, ridere, scherzare, litigare, odiare: non da sé stessi vengono queste capacità, ma dal vivere come parassiti. E’ come il rampicante che cresce rigoglioso sul tronco di un albero: se l’albero muore, il rampicante morirà con lui, oppure troverà un altro albero vicino per poter ricrescere rigoglioso, in una apparente immagine di forza e rigoglio… Esso è e resta solo un parassita. Ogni successo, ogni applauso, ogni traguardo raggiunto sarà solo frutto della forza e dell’energia altrui, in mancanza della quale si sarebbe rimasti in mezzo ad un guado.

Anatema a chi, per questo, si sente forte, si sente bravo, si sente capace: appena fosse costretto ad andare sulle proprie gambe, crollerebbe rovinosamente.

Anatema a chi, così facendo, usa e getta le persone come fossero oggetti: siano esse persone amiche, siano esse parte della famiglia, siano esse la propria metà. L’intercambiabilità continua e repentina, cancellando con un colpo di spugna ciò che era fino al giorno prima, è funesto manifesto di totale disadattamento.

No… Non esiste migliore sensazione di potenza della propria vita che sentirsela dentro senza dover dire grazie a nessuno, fuor che a sé stessi. Ci si sente forti, potenti, pronti a spaccare il mondo e a rivoltarlo come un guanto. Non esiste migliore consapevolezza di sé stessi, quando un muro ci si para innanzi e si ha la sola certezza che quel muro o lo si scala da soli o si muore: e ci si sentono le mani e le braccia potenti, forti. Quando si è soli non si ha scelta.

E allora… Lungi da me la miseranda sensazione di dover vivere facendomi forza sull’energia trasmessami da un’altra persona. Lungi da me l’andare ad elemosinare l’appoggio altrui per potermi sentire forte. Lungi da me carpire l’energia di chi mi sta a fianco vendendo un bisogno come un sentimento. Lungi da me prendermi in giro sentendomi forte e non rendermi conto che la mia sola forza deriva da chi mi è vicino. Lungi da me correre il rischio di ritrovarmi debitore verso qualcuno, di trovarmi nei guai per aver preteso troppo dando in cambio qualcosa di mio che mai dovrei. Lungi da me il terrore cieco di potermi ritrovare solo con me stesso, perché incapace di stare da solo, con me stesso.

Oggi come ieri mi sento forte e il domani non mi fa paura.

Continue reading » · Rating: · Written on: 01-24-10 · No Comments »