E poi…

… sei arrivata tu, inattesa come la pioggia d’estate, e il mondo non è più come prima…

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Adeus José

Acho que na sociedade actual nos falta filosofia. Filosofia como espaço, lugar, método de refexão, que pode não ter um objectivo determinado, como a ciência, que avança para satisfazer objectivos. Falta-nos reflexão, pensar, precisamos do trabalho de pensar, e parece-me que, sem ideias, nao vamos a parte nenhuma.

Penso che la società di oggi abbia bisogno di filosofia. Filosofia come spazio, luogo, metodo di riflessione, che può anche non avere un obiettivo concreto, come la scienza, che avanza per raggiungere nuovi obiettivi. Ci manca riflessione, abbiamo bisogno del lavoro di pensare, e mi sembra che, senza idee, non andiamo da nessuna parte

da o caderno de saramago

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Buon viaggio…

… e addio piccola bimba mia. Ovunque tu andrai, gioca e sii viva e bella come lo sei stata qui…



Laila a 8 mesi...


Laila, 21 Luglio 2009 – 29 Maggio 2010

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Turista per caso… :)

“Ma perché, tu ci credi a quello che sto dicendo?”

“Veramente ho qualche dubbio…”

“No perché mi sono inventata tutto di sana pianta!”

:D

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Sentire

Sera, pioggia incessante fuori, scrosciare di gocce fredde e grevi, la sigaretta penzola dalla bocca svogliata, davanti ai miei occhi si susseguono frasi, discorsi, battute…

Partecipo alle discussioni, un po’ per voglia, un po’ per inerzia. I miei pensieri corrono e si rincorrono. Non ho voglia di riflettere, ma di sentire. Seguire una logica diventa troppo oneroso in questo momento. Tanto vale abbandonarsi alle sensazioni.

Il flash di una canzone accende mille piccole luci nella testa: sono come mille piccole bolle colorate e luminose che lampeggiano senza un ordine preciso. Mi affido alle luci e ai colori e mi lascio attrarre e sedurre pian piano….

E’ come lasciarsi prendere per mano e addentrarsi dentro un luna-park pieno di attrazioni. Rifuggo la casa degli orrori, guardo estasiato l’ottovolante, ammiro la ruota panoramica e mi intimorisco al sibilo delle carabine del tiro a segno…

Torno bambino nel cuore e assorbo come una spugna tutto ciò che mi sembra bello, che mi diverte, che mi fa stare bene.

Tra le mille luci che si accendono e si spengono e mi ubriacano piacevolmente intravedo finalmente i tuoi occhi che trasmettono prepotentemente sogni. Mi imbarazzo di fronte alla intensità del tuo sguardo. Ho quasi paura a guardarlo: so che inizierei ad entrarvi dentro e ad esplorarlo. Ho timore a farlo, sento una gran delicatezza sfiorarmi e ho timore a violarla, con l’impaccio di un grosso elefante che si trovi a camminare in un negozio di cristalli…

Resto così… Rapito e meravigliato da me stesso. Mi scopro quasi vulnerabile. Mi godo il momento fino in fondo: forse da troppo tempo non provavo più sensazioni simili. Forse avevo perso l’abitudine dopo troppo tempo dedicato a mantenere in piedi equilibri precari e instabili da trascurare la bellezza dell’innocenza.

E’ strano, è come vivere in un limbo, sospeso a mezz’aria. Non sapere cosa possa accadere e restare in balia della delicatezza di sensazioni che pensavo perdute.

Mi godo il momento, me lo godo fino in fondo: so che la vita è avida di certi istanti per lasciarli andare senza essere vissuti pienamente… Non commetterei mai quest’errore… Mai. E non lo commetterò…



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Come stai oggi?

Stasera è una serata un po’ così…

Poca voglia di chiacchierare amenamente, un film stupido tanto per passare il tempo e lo scroscio della pioggia in sottofondo.

“Ciao, come stai oggi?”

E’ quasi un tuffo nelle emozioni: non sempre si ha il tempo di viverle o di volerle vivere fino in fondo.

Si fa finta di non sentirle, travolti dalle tante cose da fare: un pragmatismo di routine. Buttarsi a letto in fondo alla giornata, per un sonno i cui sogni l’indomani non si riuscirà a ricordare. E non si saprà se saranno stati brutti o belli.

Manca la dolcezza della ninna-nanna, il mugolio sommesso, battendo la testa sul cuscino, come facevo da bambino per addormentarmi. L’innocenza di quando tutto era ignoto e la vita una continua scoperta priva di esperienze.

A volte, manca la sensazione di una semplice carezza sui capelli, quel sentirsi rassicurati, quel sentirsi guidati. Era bello lasciarsi portare per mano e riporre la propria totale fiducia in chi ti guidava.

Oggi, tocca a me dare la mano, guidare, insegnare, stare attento a non sbagliare, a non commettere errori. Oggi, la responsabilità della mia vita è nelle mie mani. Manca l’innocenza ed è vietato cedere troppo alla semplicità dell’istinto: andare per odori, come gli animali, reagire di riflesso, agire d’istinto, appunto.

Sembra non ci sia spazio per sentire: come nel lasciar trasportare i propri pensieri dal sibilo del vento, sotto un cielo di stelle, nel deserto della montagna, senza rumori molesti, se non il suono del vento che ti afferra i capelli e riempie le tue orecchie… Come la nenia della buonanotte.

Sembra non ci sia spazio per la forza dirompente di un sorriso, che spazzi via gli imbarazzi e rompa gli indugi dei silenzi forzati.

Sembra come se tutto si avviti su se stesso, in un informe gomitolo di eventi difficili da dipanare e da capire.

“Ciao, come stai oggi?”

Si vive così: come prede di un ineluttabile destino. Ghermite dagli eventi e graffiate e ferite, le urla come lo stridore delle unghie a grattare una lavagna. Insopportabile. Eppure… Si ha ancora la voglia di sorridere: sì :)

Inutile domandare troppo alla propria testa: certe risposte non ci è dato conoscerle. Perché mai doverle immaginare? Quando, in fondo, basterebbe attenderle?

L’esperienza sa essere una pessima consigliera nel distruggere i sogni in nome del pragmatismo con cui tentiamo di nascondere il cuore, non facendogli sentire più nulla. Solo il digrignare dei denti, l’oblìo dei pensieri per le cose da fare, il lacerarsi continuamente dietro a rabbie che non hanno un senso: i conflitti nascono troppo spesso dalle questioni di principio addotte dall’esperienza, per essere veramente reali.

Meglio che me ne freghi, allora: si fotta il buon senso, si fotta la ragione, si fotta l’esperienza. Alla fine, la vita è fatta per essere sentita. E anche la sofferenza, se occorre, fa parte del gioco. Perché la ruota gira, perché non sempre le cose procedono per un verso, perché tutto può essere cambiato, perché non può piovere per sempre. Perché, anche mentre piove, non ha senso ripararsi: c’è più vita nel sentirsi scorrere l’acqua sul viso…

Musica…

Continue reading » · Rating: · Written on: 02-09-10 · No Comments »

Iconoclastia

Quando si intraprende qualcosa si nuovo si getta via tutto ciò che non serve.
La vita è un continuo rinnovamento: gli alberi non trattengono le foglie morte. Né la terra conserva i colori vividi simbolo dell’effimera vita delle farfalle, per quanto questi siano belli.
Ed è proprio l’inutile, l’effimero, ciò che non ha un senso, i ricordi che portano solo dubbi e domande, perché basati su un mare di menzogne e di illogicità, quello che prenderà per primo la via del cesso: tirare l’acqua e via, trascinati nel loro posto di elezione, la fogna. Là saranno digeriti e smaltiti: e non certo da me.
È come in primavera quando si fanno le grandi pulizie: tutta la roba vecchia viene gettata via, si cambia l’aria, si smaltisce il fetore accumulato in un lungo inverno.
Iconoclastia: distruzione dei simboli. Eliminazione di tutto ciò che ricorda un dolore: è questo il primo passo necessario a scrollarsi di dosso il marcio di qualcosa che ha solo logorato la mia vita non portando nulla, ma proprio nulla di bello e degno di essere ricordato.
Non avrò ricordi belli da portarmi dietro. Ma solo il terribile insegnamento di anni di logoramento, anni perduti e tolti alla vita e che non verranno più recuperati.
Devo guardare avanti: perché se mi guardassi indietro troverei solo il marcio della cancrena che non hai mai voluto curare e che ha roso tutto il bello che era in te. Tutto il resto è trucco, è maschera, come quelle degli attori di teatro. È facile recitare su un palcoscenico. È difficile vivere realmente la vita: e tu non vivi, reciti. Ciò che si vede di te è solo l’anonima controfigura di te stessa.
Io ho scelto di vivere: non ho mai accettato di recitare e di non essere me stesso. Né lo farò adesso.
La vita è altrove: non seguirò la follia di un’eterna fragilità umana; non seguirò l’incapacità; non seguirò l’inganno; non seguirò la truffa.
Non ho nulla da apprendere da te. Non puoi insegnarmi nulla: semplicemente perché non esiste peggiore insegnante di chi non ha la preparazione per farlo e maschera la propria ignoranza con l’arroganza. Proprio come te.
E allora va’: va’ dove ti porta il tuo cuore marcio.
Io vo, ma dove mi portano la mia testa e il mio cuore vivi. Perché io la vita la amo e la vivo: non la subisco come te.
Punto e a capo: si inizia con una nuova pagina bianca.
Benvenuta libertà.

Continue reading » · Rating: · Written on: 01-25-10 · No Comments »

In verità…

… quando certe persone hanno sempre bisogno di avere qualcuno accanto per poter muovere i propri passi, chiunque esso sia, mascherando tale incapacità con altro, con un sentimento, con una sensazione: in verità certe persone sono perdenti.

Vivere in solitudine e apprezzare la capacità di riuscire a stare da soli, risolvendo tutti problemi facendo leva solo su sé stessi, non è cosa per molti provarci: ed è cosa rara riuscirci davvero. Ma dannatamente benefica.

Anatema, allora, a chi ha bisogno di contare sempre sulla presenza di qualcuno al proprio fianco per sentirsi dentro la vita: non riuscirà mai a far nulla di buono, se non succhiando le energie altrui fino all’ultima goccia, vivendo sempre nell’ansia di ritrovarsi in solitudine e che chi si ha a fianco un bel giorno possa dire basta.

Anatema a chi si inganna, pensando che tutto questo sia un anelito di libertà o bisogno di una forte emozione o manifestazione di sentimenti alti: è solo l’incapacità di ammettere di non poter dire “posso farcela senza domandare niente a nessuno”. E’ il peggiore degli inganni che si possano fare a sé stessi.

Anatema a chi, facendosi forza sulla presenza di qualcuno al proprio fianco, osa pontificare, criticare, umiliare, ridere, scherzare, litigare, odiare: non da sé stessi vengono queste capacità, ma dal vivere come parassiti. E’ come il rampicante che cresce rigoglioso sul tronco di un albero: se l’albero muore, il rampicante morirà con lui, oppure troverà un altro albero vicino per poter ricrescere rigoglioso, in una apparente immagine di forza e rigoglio… Esso è e resta solo un parassita. Ogni successo, ogni applauso, ogni traguardo raggiunto sarà solo frutto della forza e dell’energia altrui, in mancanza della quale si sarebbe rimasti in mezzo ad un guado.

Anatema a chi, per questo, si sente forte, si sente bravo, si sente capace: appena fosse costretto ad andare sulle proprie gambe, crollerebbe rovinosamente.

Anatema a chi, così facendo, usa e getta le persone come fossero oggetti: siano esse persone amiche, siano esse parte della famiglia, siano esse la propria metà. L’intercambiabilità continua e repentina, cancellando con un colpo di spugna ciò che era fino al giorno prima, è funesto manifesto di totale disadattamento.

No… Non esiste migliore sensazione di potenza della propria vita che sentirsela dentro senza dover dire grazie a nessuno, fuor che a sé stessi. Ci si sente forti, potenti, pronti a spaccare il mondo e a rivoltarlo come un guanto. Non esiste migliore consapevolezza di sé stessi, quando un muro ci si para innanzi e si ha la sola certezza che quel muro o lo si scala da soli o si muore: e ci si sentono le mani e le braccia potenti, forti. Quando si è soli non si ha scelta.

E allora… Lungi da me la miseranda sensazione di dover vivere facendomi forza sull’energia trasmessami da un’altra persona. Lungi da me l’andare ad elemosinare l’appoggio altrui per potermi sentire forte. Lungi da me carpire l’energia di chi mi sta a fianco vendendo un bisogno come un sentimento. Lungi da me prendermi in giro sentendomi forte e non rendermi conto che la mia sola forza deriva da chi mi è vicino. Lungi da me correre il rischio di ritrovarmi debitore verso qualcuno, di trovarmi nei guai per aver preteso troppo dando in cambio qualcosa di mio che mai dovrei. Lungi da me il terrore cieco di potermi ritrovare solo con me stesso, perché incapace di stare da solo, con me stesso.

Oggi come ieri mi sento forte e il domani non mi fa paura.

Continue reading » · Rating: · Written on: 01-24-10 · No Comments »