- Zazie, déclare Gabriel en prenant un air majestueux trouvé sans peine dans son répertoire, si ça te plaît de voir vraiment les Invalides et le tombeau véritable du vrai Napoléon, je t’y conduirai.
– Napoléon mon cul, réplique Zazie. Il m’intéresse pas du tout, cet enflé, avec son chapeau à la con.
– Qu’est-ce qui t’intéresse alors ?
Zazie ne répond pas.
– Oui, dit Charles avec une gentillesse inattendue, qu’est-ce qui t’intéresse ?
– Le métro.
(cit. Zazie dans le Metro de Raymond Queneau)
Parigi l’ho sempre amata, fin da quando avevo 13 anni e la conobbi per la prima volta, stregandomi per sempre…
La Ville Lumière, fatta di musei e monumenti, di larghi boulevard, di piazze gigantesche, di grandeur e stupefazione, di torri vecchie e nuove, di storia e di simboli… Parigi che val bene una messa, Parigi così elegante, il fetore dei clochard, le pantegane lungo i quai, l’odore di ferro e grasso della Métro, lo scintillio dei negozi sugli Champs-Élysées, la grande bandiera sotto l’Arc de Triomphe…
La Parigi dei turisti insomma…
Quest’anno di grazia 2008, visito Parigi per la quinta volta e come ho fatto l’ultima volta, otto anni fa, vivo l’altra Parigi. Quella di tutti i giorni. Fatta di movimento, di fluidità, di Métro, soprattutto… I miei viaggi sulle varie linee che attraversano questa città irripetibile sotto e anche sopra la terra, non si contano più. Métro o RER, a seconda delle destinazioni. E’ un mondo che vive, respira, lavora, si evolve sotto la città. Un mondo così lontano dal mondo che sono abituato a vivere in una piccola (a confronto) città come Catania, da lasciarmi sempre affascinato…
Viaggiare sui lunghi convogli della RER o su quelli piccoli della Métro, significa immergersi in un ambiente che assimila tutto e tutto porta a dimensione umana. Decine, centinaia di persone che salgono e scendono. Portatrici di umanità così diverse, per quei brevi o lunghi tragitti mescolate tra loro in un incredibile miscuglio di colori, odori, culture, mode… Puoi trovare il nero come la pece, con la sua misera veste da operaio sottopagato, seduto accanto al distinto dirigente ingessato nel suo elegante vestito, giacca, cravatta, gemelli e cartier al polso. Puoi trovare il gruppetto di ragazzi di bonne famille, con i loro vestiti di marca, eleganti nella loro semplicità di ventenni, oppure i figli delle Banlieue, con le loro felpe, i cappucci calati sulle teste, gli sguardi un pò truci e un pò assenti di chi, dalla vita, non si aspetta assolutamente niente. Puoi trovare la raffinata madame in tailleur con pantalone e ballerine per poter camminare meglio, oppure la vecchia avvinazzata, che, forse, stasera, tornerà al proprio cartone in un angolo di Châtelet – Les Halles o de l’Étoile per passare la notte in compagnia della sua immancabile bottiglia di vino…
Viaggiare sui lunghi convogli della RER, seduto in uno dei tanti sedili dei piani superiori, lasciarsi trasportare dal lento dondolio delle carrozze, diretto verso posti sconosciuti, al di fuori della cintura degli Arrondissement, verso le Banlieue, a scoprire questi posti strani, viaggiando alla luce del sole, dopo il buio delle gallerie parigine… Chilometri di rotaia e ore passate alla scoperta di un mondo diverso fatto, ancora una volta di paesaggi e di persone. La cuffia alle orecchie isola la mente dal resto delle sensazioni, lasciando intatte solo quelle visive e olfattive, su cui mi concentro per studiare un mondo che non m’appartiene…
I Massive Attack snocciolano la loro sonorità elettronica, il dub dà il ritmo a questi viaggi su rotaia verso le méte inesplorate che ho sempre voluto consocere…
Scendere e mescolarsi ad odori nuovi: il naso è un potente veicolo di sensazioni e conoscenze in un mondo fatto non solo di immagini. Le orecchie, ancora isolate, restituiscono solo la colonna sonora di questo film a tratti struggente, fatto di povertà e di semplicità di persone che cercano la propria dignità nel condurre una vita degna di essere chiamata con questo nome nel contesto della Ville, che, ormai lontana, svetta con le sue torri e il suo scintillio sui palazzoni delle Banlieue…
Tornare sul treno e viaggiare al contrario, tornando verso questa città così amata… Il convoglio della RER corre veloce… Poissy, Maisons Laffitte, Nanterre… E poi, eccola lì, l’insegna che ti indica un altro posto sospeso tra realtà e fantasia: La Défense – Grande Arche… Ho volutamente isolato le mie orecchie con la musica. Quando viaggio per sensazioni così, preferisco avere la giusta colonna sonora che mi accompagni e non restare turbato dalla cacofonia di suoni che distolgono l’attenzione dal contesto generale. La Défense… Non esiste un posto dove abbia potuto riprovare le stesse incredibili sensazioni di smarrimento, umanità, leggerezza, grandezza, libertà, grandiosità, minimalità (l’ho coniata adesso), colore e luce, come qui, à la Défense. E’ il simbolo dell’economia rampante, dello strapotere delle grandi multinazionali in cui la semplice umanità ha costruito il suo luogo di ritrovo, pace, riposo, tranquillità: un luogo di socializzazione a tutti gli effetti che si estende per migliaia e migliaia di metri quadrati di spazio, in cui si concentrano migliaia e migliaia di persone che vengono lì anche semplicemente per trovare un pò di pace dei sensi, leggendo un libro, chiacchierando con amici, distendendosi sull’erba o camminandovi sopra a piedi nudi. E’ incredibile il rapportarsi di tutti alla semplice condizione umana, indistintamente per sesso, ceto, grado, condizione, colore della pelle, cultura. Non riesco a cogliere la molla che scatta in ognuna di quelle persone e anche in me, che à la Défense torna sempre almeno tre o quattro volte ogni volta che torna a Parigi, ma esiste ed è forte… E’ come una calamita che ti attrae inesorabile. Arrivi lì e… Ti senti come in un altro mondo, lontano da tutto. Saranno i grattacieli dalle forme più incredibili, sarà il riflesso del sole sulle loro immense vetrate, saranno le grandi distese d’erba o i grandi spiazzi di cemento, saranno le grandi distese d’acqua delle fontane, saranno gli alberi, saranno i fiori, saranno i colori, sarà la totale assenza di qualsiasi mezzo a motore, sarà la sensazione di sapere che là si possa trovare di tutto e di più, sarà la Jetée su cui cammini e cammini per arrivare sul bordo del nulla, sarà la forma simmetrica e la posizione asimmetrica della Grande Arche, saranno i colori delle sculture disseminate lungo tutta la promenade che parte dall’Esplanade per finire sospesa sopra il cimitero di Neully… E’ qualcosa di strano che ti prende e ti rapisce e da cui non riusciresti a staccarti facilmente… Sarà la luminosità che pervade tutta la Défense anche nei giorni di pioggia o i colori e le luci che la notte giocano la notte* tra le fronde degli alberi, il verde dell’erba, il riflesso dei vetri e il grigio del cemento che, qui, acquista pure un posto in un’armonia cromica che ha dell’incredibile… Sono seduto accanto alla fontana dell’Agam, tolgo le cuffie e mi lascio sommergere dal suono dell’acqua…
Parigi… Il viaggio continua… E non finisco mai di restare stupito…
*non è un errore