A lezione di radio

Trovami seduto tra i banchi di un’aula universitaria, dopo esserne uscito da sette anni, fa sempre un pò di impressione. Però, quando devi seguire una lezione speciale, é un ritorno piacevole.

E così ieri, tra fili, microfoni, amplificatori, modulatori, ho assistito ad un paio di lezioni decisamente fuori dal comune nel contesto del FRU.

FRU 2008 Catania

Primo lab, la trasmissione de Gli Spostati di Radio 2 in diretta dalla Aula A1 dei Benedettini. Ospiti della trasmissione (condotta da quei personaggi di Cervelli e Gentile), Carmen Consoli (catanisazza), Paola Turci (bbona!) e Marina Rey (bedda matrix! dal vivo é ancora cchiu laria!). Una trasmissione, purtroppo ha i suoi tempi, i suoi ritmi e, quindi, non vi é molto spazio per la compartecipazione. E’ stato uno spettacolo, più che altro. Un vedere cos’accade dietro alle quinte. Divertente, ma non troppo. Ma comunque istruttivo. La sensazione più incredibile, al pensarci, era che noi, lì, eravamo ascoltati da qualche milioncino (esagero?) di spettatori, dalle radio in casa, le autoradio nella macchine, le radioline in cuffia…

Secondo lab, Professione deejay, con Alessio Bertallot. Ora, io B-side, l’ho ascoltata un sacchissimo (se pò dì? non lo so, ma qui si sperimenta) di volte negli anni, per la sua caratteristica fondamentale di trasmissione di ricerca musicale. E anche se sono della sua stessa metà del cielo, Alessio Bertallot ha una voce che affascina, una dialettica coinvolgente, che sa trascinarti e incollarti alla radio senza saperti staccare. Ieri, é stato lo stesso. Maglietta nera, jeans neri, occhiale nero, fisico in forma, alto una spanna più del sottoscritto (dal basso dei suoi 173 cm non può considerarsi una stanga), scarpe da ginnastica nike, testa rasata, e una 48 ore in mano. Così si presenta Alessio sotto il sole caldo del pomeriggio. Senza tanto clamore, ma con una presenza che si fa notare immediatamente. La lezione inizia in maniera un pò arruffata, con la presentazione dei video girati da Alessio nei corridoi di Radio DeeJay. Qualcuno partiva, qualcun altro faceva le bizze. Però, man mano che si andava avanti nella visione, si inziava a capire qualcosa del Bertallot-pensiero. Libertà creativa, ricerca, sperimentazione e (termine che spesso usa e che io adoro) contaminazione. In un ambiente come quello di Radio DeeJay dove padron Linus fa il bello e il cattivo tempo (e, nei video, il continuo mostrarne le foto appese ai muri dei corridoi della radio significava questo mi sa), dà un’idea della portata del lavoro di Bertallot: un cane sciolto in un contesto rigidamente in mano ai voleri della majour discografiche. Così, finita la parte visiva, si é passati alla parte discorsiva. Bertallot mostra uno splendido bagaglio culturale in campo musicale, ottima dizione, padronanza di linguaggio, ricercatezza (ma non spocchiosa) nelle parole, sottile ironia e, soprattutto, entusiasmo per il lavoro che svolge. La sua voce eccezionale, ha trascinato tutti per un’ora e mezza che é volata letteralmente via in un’atmosfera quasi irreale, fatta di penombra e attenzione , quella dei presenti, in gran parte del mestiere (in tanti erano rappresentanti delle varie radio universitarie italiane), ma anche semplici spettatori come me. Bertallot ha mostrato il lato meno noto della radio, quello che dovrebbe essere il più vero e il più essenziale. Ricerca musicale, sperimentazione, contaminazione, appunto. Fuori dagli schemi di tanta, troppa musica pop che avvelena le frequenze delle radio tutti i santi giorni. E m’é venuto il magone quando ha passato il video girato durante l’esibizione di Lucariello, Ezio Bosso e The Buxusconsort. Sia perché sono legato agli Almamegretta e alla musica sperimentale napoletana che hanno portato avanti negli anni, sia per il tema trattato, sia perché l’esibizione é stata semplicemente incredibile: un esempio di pura contaminazione. Come dice Bertallot, quello che per farlo occorrono vent’anni di conservatorio si unisce alla strada e al rap di Lucariello: Lucariello é quella roba lì, dice Bertallot, é cresciuto a Scampia e il suo rap é in napoletano e non si capisce se non si é napoletani, perché é il dialetto della strada.

Insomma, é stato un momento intenso e goduto.

E il mio grazie va ai tanti ragazzi universitari che si cimentano con un’esperienza così bella, che é quella della radio, producendo eventi collaterali come quello del FRU, che sono pure momenti di riscatto per una città come Catania, violentata, calpestata, oltraggiata dai suoi “politici” e però fucina di cultura incredibile e instancabile. E, chi vuol condividere quest’esperienza, si ascolti pure Razio Zammu, la radio dell’Università di Catania.

Continue reading » · Rating: · Written on: 05-31-08 · 2 Comments »

La vita é bella…

…perché (é) varia!

 

(dal blog http://handbrake.wordpress.com)
Continue reading » · Rating: · Written on: 05-29-08 · 1 Comment »

Strange world?

Strange world people talk sometimes I wonder why

Strange world people kill still no-one hears their cries

Strange world burn these thoughtless tears out of my eyes

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little bits of soul…

L’abbraccio di una cugina lontana e che, dopo anni, ho ritrovato semplicemente adorabile.



Il complimento di una persona cara, che non fa mai male al morale.



Il respiro di Ben all’unisono col mio e il calore del suo corpo che riscalda il mio viso poggiato su di lui.



Una risata con una persona poco più che sconosciuta.



Lo sfogo di una donna, solo in apparenza forte.



L’azzurro del cielo, mentre la brezza accarezza i miei capelli.



Piccoli pezzi di me e della mia anima… Che accompagnano i miei giorni e mi fanno semplicemente sorridere alla vita…

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inispirazione

Non credo che la lingua italiana comprenda un simile termine che tuttavia, per me, ha una resa onomatopeica esaustiva.
Sono giorni che non posto. Proprio non ci riesco. Forse é la mancanza di ogni sorta di equilibrio, o, forse, più probabilmente, solo un evolversi di tante situazioni che mi lasciano perplesso, molto perplesso. E che non riesco a commentare/valutare/digerire corettamente/comprendere del tutto.
Certo non si può pretendere tutto. Non si possono avere il sole e la notte insieme. Come non si può cercare di entrare a tutti i costi nella testa di chi vuoi bene, tentando di capire se, quel suono che produce percuotendola, sia di acqua o di materia grigia viva. E non voglio neppure tentare di entrare nella mia testa per cercare di capire il perché di tante mie sensazioni e reazioni inconscie così contrastanti. Mi lascio andare, senza pensare, ciò che arriva sul momento lo prendo o lo lascio a seconda di un’ispirazione consapevolmente irrazionale.
C’é chi si aggrappa disperatamente ad una parvenza di normalità, in fuga dall’anormalità di altre situazioni inconcepibili che fanno parte della sua vita e finisce col ritrovarsi tra le mani altri problemi che non fanno altro che aggravare il peso di quelli già esistenti. Problemi utili? O perfettamente inutili, in quanto tali? Bella domanda.
C’é chi preferisce guardare in faccia la realtà, affrontarla a spada tratta subendone tutte le conseguenze del caso. Cuore impavido, mente elettrica, fegato robusto, a testa bassa: mi piego, ma non mi spezzo.
Chissà se questa sia la via.
C’é chi fa della solitudine un dramma. C’é chi sa farne un’amica fidata: come dice il proverbio, meglio soli che male accompagnati. E pure qui, chissà quale sia la via…
Non so, non mi pongo domande su questa sorta di filosofia. Ho i miei punti cardine: il mio incrollabile ottimismo, il mio guardare il bicchiere ammezzato come sempre pieno, i miei sbalzi di umore che mi fanno sentire vivo, la mia vita passata e tutte le esperienze che l’hanno contrassegnata, gli errori commessi, gli insegnamenti tratti, quelli futuri e gli insegnamenti che ne trarrò. Sono solo, nella mia vita di questi giorni caotici e privi di forma. E solo affronto la vita, ma non mi sgomento, perché non ho paura, soprattutto se penso a tutte quelle persone che hanno segnato la mia vita nel bene e nel male, che mi hanno dato tanto nel bene e nel male e che mi hanno fatto diventare ciò che sono adesso, nel bene e nel male…
A loro, dedico questa bellissima canzone che ho avuto il piacere di ascoltare dal vivo, in un concerto che definire energia pura é riduttivo… A loro, tutte loro, quelle che son passate e poi sparite, quelle che ancora mi dicono ti voglio bene, quelle che ancora mi dicono ti odio e chi fa ancora parte dei miei giorni…
Le forze della natura si concentrano in te, che sei una roccia, sei una pianta, sei un uragano.

Continue reading » · Rating: · Written on: 05-23-08 · No Comments »

La terra non é responsbaile dei suoi frutti…

In tutti questi giorni, ti ho sentita dire tutto e il contrario di tutto.

Eppure non hai avuto il pudore di fare la cosa più sensata (forse l’unica da fare), che una persona onesta, al tuo posto, avrebbe dovuto fare.

Ovvero di chiedermi scusa.

Di dirmi: “Scusa. Ti ho preso in giro, ti ho tradito, ho mentito, non ho saputo gestire la situazione. Scusa perché ho sbagliato. Scusa perché non ho saputo meritarmi tutto quel che hai fatto per me, sapendo solo approfittarne, e per il quale ti dico grazie, di cuore.”.

Si, qualcosa di simile. E non certo per le mie lacrime… Del resto, la parola “scusa” andava solamente aggiunta a tutto il resto della frase, quel resto che, tu stessa, mi hai detto e hai ammesso di aver fatto, a quattrocchi, guardandomi in viso.

Ma pure dalle tue ultime parole è solo trasparsa un’arroganza inudibile.

E, forse, solo da quest’arroganza e dal tuo alzare la voce, traspare il fatto che ti renda parzialmente conto di essere in torto verso di me. E, diciamolo, pure verso un innocente, che nella sua semplicità sta pagando un prezzo indecente, ancora una volta. E la sua sofferenza è visibile pure fisicamente oramai…

Peccato, quindi, che, a ciò, non sia seguito il logico passo successivo…

Peccato davvero che tu non sia stata capace, almeno in questo, di mostrare maturità, carattere, responsabilità. O, almeno, che effettivamente la tua stima nei miei confronti ci sia sul serio.

Forse è solo perché tu non hai neppure il coraggio di ammettere a te stessa tutto questo. Chiederci scusa (e non pro forma, ma con una piena presa di coscienza, con, veramente, il cuore in mano), richiederebbe da parte tua l’accettazione di due cose che non vuoi ammettere: da un lato l’aver sbagliato, dall’altro l’essere stata ancora una volta sconfitta ed umiliata dalle tue paure e dall’influenza venefica di un mostro di umane fattezze, che ha saputo solo infestare la tua vita.

Ma non posso fartene una colpa, in fondo: sei fatta così. Anche se ti rifiuti di accettarlo e di cambiare.

Chissà… Magari un giorno ci arriverai a capire tutto ciò…

Magari mi faresti il Regalo di compleanno.

Ma ci spero poco, detto sinceramente.

Tocca dare ragione a chi ti conosce da molto, molto vicino: il tossico veleno di due esseri immorali, finora, ha mostrato la sua immonda inesorabile presenza in te e nelle tue azioni.

Che buon pro ti faccia.

Non è un problema mio.

Ho cose ben più serie di cui occuparmi, tosto che seguire l’incoscienza adolescenziale di una donna (nel fisico) che insegue ancora fragili farfalle colorate, nella convinzione che siano la risposta alle sue domande…

Del resto, la terra della vita è sempre beneficamente fertile: ma se ne nascano meravigliosi fiori o venefiche malerbacce, dipende solo da come venga seminata…

 

P.S.

Dici che stai attraversando un periodo molto difficile… Che dovrei capire… Beh, lascia che ti risponda usando le stesse identiche parole (copio e incollo) che tu stessa usasti a fronte di una mia reazione sopra le righe: “Non esiste alcuna giustificazione di fronte a delle reazioni spropositate”. Inutile sottolineare che, se quelle parole vennero usate a fronte di una reazione ad un qualcosa, il tuo modo di agire, credo, sia più colpevole, dato che la tua non é una reazione ad un’azione, ma l’Azione, in se e per se…

Continue reading » · Rating: · Written on: 05-18-08 · No Comments »

meme non meme

Su invito di snapshot, ecco un altro meme, sulle sei cose che mi piacciono di più da fare. Sembra semplice, proviamoci.
1- dedicarmi a Ben, semplicemente perché gli voglio bene
2- viaggiare, esplorare, conoscere, girare (avendo il tempo e i soldi, casa mia mi vedrebbe un mese all’anno, forse)
3- guidare da solo di notte, fuori dai centri abitati, solo la luna e le stelle e il mio rock a farmi compagnia
4- dedicarmi al volontariato, come faccio instancabilmente da 24 anni a bordo di un’ambulanza: non mi sento un supereroe, solo una normalissima persona che fa qualcosa di utile in una società di merda
5- leggere come pure girare su internet per apprendere di tutto e di più, senza un filo logico, dando libero spazio alla curiosità che nasce sul momento: come un passerotto, che per costruire il nido é attratto dai fili colorati, così navigo io, attratto da una parola, una frase, un’immagine, link dopo link, pagina dopo pagina
6- frequentare persone allegre, spensierate, fracassone, anche pazze, se necessario… Forse anche perché gli ultimi anni della mia vita sono stati un eterno letargo
Ecco tutto. Ora dovrei enunciare le regole.
Dunque, sarebbero:
a) Indicare il blog che vi ha nominato e linkarlo;
b) Scrivere sei cose che vi piace fare;
c) Nominare altre sei persone affinchè proseguano il meme;
d) Inserire le regole di svolgimento;
e) Lasciare un commento sul blog dei sei prescelti amici memati.
Non seguirò le regole c ed e, semplicemente perché nominare persone a sei a sei mi sa di catena di sant’Antonio e io odio cordialmente le catene di sant’Antonio. Chi vuole, prende lo spunto e lo fa per i fatti suoi. Chiaro, no? :)

Continue reading » · Rating: · Written on: 05-04-08 · 1 Comment »