E tu le sai usare bene: con effetto e grazia… Ma i fatti sono quelli che contano… Ho passato mesi, questi ultimi mesi, ad inseguire le tue parole. Ad ascoltare le tue promesse… I tuoi buoni propositi… I tuoi progetti… Anche quelli che riguardavano noi due. Sai? E’ da parecchio tempo, mesi, qualche anno, che non riuscivo più a vivere una vita che mi desse una certezza. Ho vissuto sempre sul chi vive, sul chi va là. Senza certezze per il futuro, senza poter pensare a nulla da poter progettare, anche un semplice viaggio, anche una semplice gita, senza l’assillo, la spada di damocle perennemente sulla testa che tu te ne andassi, che tu mollassi tutto, all’improvviso, da un momento all’altro.Una catastrofe continua, se vogliamo: ridurre le proprie vite ad un punto interrogativo.Ti ho vista crollare e poi rialzarti. Per poi crollare nuovamente e poi rialzarti ancora.Ma le nostre anime si stavano separando inevitabilmente, perse in un labirinto immerso nella nebbia. Si chiamavano, si sentivano, senza mai riuscire a raggiungersi. Un’angoscia continua e perenne… Un incubo senza fine.
In questi giorni rifletto sul fatto che non abbia neppure la voglia di comunicare con te. Di dirti nulla. Perché mi trovo senza parole. Ti ho detto tutto ciò che ti dovevo dire. Per converso ho trovato la solita reticenza. E l’ennesima delusione. Perché non avranno mai spiegazione i tuoi continui volontari cambi di marcia. Cambi di marcia che mai nessuno ti ha chiesto di fare o imposto o obbligato a seguire. Un giorno tornavi, il successivo te ne andavi. Senza una spiegazione plausibile. Poteva passare un mese nella “tranquillità” per poi, in un giorno, trovare il mondo rovesciato su se stesso.
Sono stanco. E non mi va più di lottare per un qualcosa in cui non credo più. E sai quanto ci abbia creduto…
Non mi va neppure di insultarti, di criticarti… Sono parole vuote che lancio e, nelle quali, non ripongo più nessun significato.
Non so se ho perso sei anni e mezzo della mia vita dietro ad una bambina.
Non so se ad un’età in cui avrei dovuto avere anche qualche figlio, sia normale ritrovarsi senza neppure una famiglia costruita. Grazie a te, ovviamente… E’ l’unica cosa che, oramai, ti possa rimproverare, anche se, in fondo, non é tutta colpa tua.
Mi sento vuoto. Vuoto come non mai. Sterile di sentimenti. Semplicemente non ho voglia di provare, né di sentire più di ciò che sia necessario. Mi é rimasto Ben e solo lui, l’unico essere vivente con cui abbia uno scambio di affetto, un legame forte.
Dopodiché il vuoto.
La vita continua. Si indossa la maschera giusta a seconda dell’occasione. Come sempre, del resto. Proseguo per la mia strada. Seguendo una via che non ha un senso, né un verso. Non so dove mi porterà. Ma continuo a camminare: tornare indietro, a quel passato recente così assurdo, no… E’ meglio avanzare e tirare dritto. Senza rimpianti: é la vita.
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