Una vita di m…?

Il sonno, i sogni, il lavoro, il rientro, il volontariato, qualche coccola e poi ancora sonno…Un continuo divenire in cui si replicano, tuttavia, sempre le solite scene, con piccole variazioni e molte ripetizioni.La vita normale, quotidiana di tutti i santi giorni. Qualche novità ogni tanto, all’orizzonte qualche mèta da perseguire, un viaggio, una vacanza, un’attività nuova a mò di hobby.Ma, poi, alla fine, é sempre la solita pappardella…Tutto ciò é la normalità di tutti i giorni per alcuni: un modo di portare avanti la propria vita senza tanti pensieri, perché così si può star sicuri che, ciò che si ha, resterà per molto a lungo. Poche novità, significano tranquillità. Il non mettersi in gioco significa restar tranquilli, ché non si avranno mai problemi. Forse solo una vuota ma illusoria banalità priva di sostanza? Forse il ritrovarasi incapaci di gestire una situazione d’emergenza, nel momento in cui questa dovesse arrivare senza alcun preavviso?Per altri, tutto ciò é noia mortale, diventa gabbia, una prigione talmente opprimente che, dopo un pò, il tentare di evaderne diventa un chiodo fisso, in cerca di aria e di libertà, ovvero altre cose nuove, altre situazioni nuove. Nell’eterna illusione che per vivere ed esser felici, occorra sempre rincorrere qualcosa di nuovo e di diverso… Senza rendersi conto che, quel nuovo e quel diverso, diverranno vecchi ed obsoleti e si tornerà a cercare, in un gioco di eterna insoddisfazione.Insomma, comunque la giri, sembrerebbe una vita di merda, la nostra. Forse, in fondo, é per questo che non riesco mai ad essere totalmente felice. Non riesco a vivere giorno dopo giorno. Mi proietto sempre nel futuro e, in questo, trovo un’incertezza che terrorizza. Allora le tue parole iniziano a farsi pesanti. Certi concetti diventano ingestibili. Diventa pesante riuscire ad accettare una situazione che senti incerta, per la quale non riesci, neppure per gioco, ad inventare, immaginare un futuro, qualsivoglia esso sia. Resti impantanato nella vita di ogni giorno, intrappolato in una banalità ed in un tran-tran ancora più tremendi da sopportare, perché sai che non sai mai dove potranno portare. Ti chiedi perché credere in un qualcosa. Ti domandi per quale motivo dovresti andare avanti, se la strada che ti si para innanzi non solo dev’esser costruita, ma non ha neppure un progetto redatto che ti indichi la via. Ma, del resto, la via per dove? Colombo incontrò l’America lungo la sua strada. Ma non partì senza una mèta: voleva andare verso le Indie per un’altra strada. Non so… Non so… A volte invidio quelle popolazioni che noi chiamiamo primitive, perché nella loro vita non esiste il concetto di futuro, ma solo il passato e il quotidiano da affrontare, senza chiedere niente.Non saprei… In certi momenti arrivo ad odiarti con tutte le mie forze, vorrei annullarti e, con te, tutte le incertezze che ti traini dietro. In altri no, non vorrei cambiarti con nulla al mondo, perché riesci, stranamente, ad arricchirmi ancora oggi.Si. Forse si tratta solo di una vita di merda, comunque tu la voglia girare…

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Quando si dice la sfiga…

:-D

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Quando la condanna significa innocenza…

 “La mafia fa schifo!”, urlava qualche tempo fa il buon Totò (solo una lontana assonanza con l’altro Totò a regime di 41bis)… Lo urlava dai manifesti, sui giornali, in televisione. E continua ad urlarlo adesso, adesso che si è beccato una condanna a 5 anni per favoreggiamento e rivelazione di notizie riservate. Eh si, perchè “L’accusa infamante di aver favorito la mafia è stata cancellata, la mia famiglia è più serena”. Per cui vale l’asserzione che condanna significhi innocenza… Si, perché un governatore regionale, condannato per un reato indecente, invece di avere la decenza di dare le proprie dimissioni e mettersi da parte, ha il coraggio di affermare che, questa sentenza, per lui é una vittoria. Come se fosse qualcosa di cui vantarsi rappresentare la Sicilia con una condanna a cinque anni sulle spalle. Come se fosse normale che un condannato festeggi ed esulti per la propria condanna…! E tutto perché le sue rivelazioni avrebbero favorito i singoli, ma non l’organizzazione di Cosa Nostra. Eh… Si… Una bella differenza. Il reato resta. Un reato vergognoso. Però, che diamine, cosa vuoi che sia una chiacchierata tra amici, qualche confidenza. Povero Totò, era inconsapevole, lui, che stesse favorendo la Cupola con le sue chiacchiere bonarie… Eh… Povero Totò, sei proprio un fesso! Un coglionazzo! Un povero dementello che non si rende conto delle proprie azioni. Però, eccheccazzo, a dirigere una Regione come quella siciliana, ci stai. Ma, del resto, anche qui hai ragione. Per guidare la Sicilia, non servono competenti, ma incompetenti. Altrimenti tutto il mangia mangia, non potrebbe svilupparsi indisturbato…Ma bravo, BRAVO! Clap! Clap! .

Cuffaro e la sua coppola

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Poggiolini.

Quando questa storia venne a galla, ero ancora un bambino… Ho ricordi ancora vividi dello scandalo e della tragedia che si prefigurava. A distanza di due decenni… Ancora non si vede la parola fine…

Sangue infetto – una tragedia nel silenzio – Parte I

Sangue infetto – una tragedia nel silenzio – Parte II

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Nuovo anno, nuovo blog…

 E’ arrivato fresco fresco e bagnato di pioggia questo nuovo anno…All’inizio di ogni nuovo anno, spesso ci si trova davanti ad un bilancio consuntivo e ad uno preventivo. Ragionieristicamente si traccia un’analisi dei costi e dei benefici e si cerca di dar forma a ciò che vorremmo nel nostro futuro… Spesso si stilano decaloghi di buone intenzioni. Si fanno promesse a noi stessi. Ci si dice che, da questo momento in poi, tutto dovrà cambiare. Presumibilmente in meglio…Alla fine ti accorgi che la vita scorre e che puoi darle un’impronta, un indirizzo, ma che, comunque, devi sempre restare in campana, perché tu possa fronteggiare gli imprevisti al meglio. Quelli brutti e quelli belli.Oggi sorridevo, parlando con un collega, ripensando a come fosse il mondo della comunicazione anni addietro. E, in particolare, a cosa fosse il mondo prima di internet e dei telefonini… :-) E’ strano ripensare alle cabine telefoniche, ai telefoni a gettoni, ai posti telefonici pubblici dove potevi fare le interurbane o le chiamate all’estero… Ricordo ancora quegli strani posti pieni zeppi di piccoli comparti chiusi da una porta a vetri, all’interno dei quali, in ognuno, c’era il telefono e il contatto col resto del mondo e, fuori, pile di elenchi telefonici di tutta Italia. Fa sorridere ricordare quanto fosse impellente, a volte, trovare una cabina telefonica per mettersi in contatto con qualcuno… Per comunicare un ritardo, come per telefonare nascostamente durante una relazione proibita, magari…Il telefono a gettoni… Se domandassi ai miei nipoti cosa fossero, non avrebbero la più pallida idea su che cosa rispondermi.Comunicare… S’é persa pure l’arte della lettera, della corrispondenza cartacea. Dalle ampollose lettere commerciali alle più romantiche lettere alla persona amata. ;-)

E così ecco, infine, l’ispirazione, dettata da questi ricordi… E la decisione di comunicare, ancora una volta, col mondo. Con i nuovi mezzi, ripensando alla poesia del passato. Ormai sono quasi tredici anni che bazzico la rete. Ho riaperto una finestra e non la richiuderò.

Almeno, questo é ciò che il mio decalogo delle buone intenzioni prevede. :-D

Continue reading » · Rating: · Written on: 01-02-08 · No Comments »