E poi…

… sei arrivata tu, inattesa come la pioggia d’estate, e il mondo non è più come prima…

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Buon viaggio…

… e addio piccola bimba mia. Ovunque tu andrai, gioca e sii viva e bella come lo sei stata qui…



Laila a 8 mesi...


Laila, 21 Luglio 2009 – 29 Maggio 2010

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Turista per caso… :)

“Ma perché, tu ci credi a quello che sto dicendo?”

“Veramente ho qualche dubbio…”

“No perché mi sono inventata tutto di sana pianta!”

:D

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Sentire

Sera, pioggia incessante fuori, scrosciare di gocce fredde e grevi, la sigaretta penzola dalla bocca svogliata, davanti ai miei occhi si susseguono frasi, discorsi, battute…

Partecipo alle discussioni, un po’ per voglia, un po’ per inerzia. I miei pensieri corrono e si rincorrono. Non ho voglia di riflettere, ma di sentire. Seguire una logica diventa troppo oneroso in questo momento. Tanto vale abbandonarsi alle sensazioni.

Il flash di una canzone accende mille piccole luci nella testa: sono come mille piccole bolle colorate e luminose che lampeggiano senza un ordine preciso. Mi affido alle luci e ai colori e mi lascio attrarre e sedurre pian piano….

E’ come lasciarsi prendere per mano e addentrarsi dentro un luna-park pieno di attrazioni. Rifuggo la casa degli orrori, guardo estasiato l’ottovolante, ammiro la ruota panoramica e mi intimorisco al sibilo delle carabine del tiro a segno…

Torno bambino nel cuore e assorbo come una spugna tutto ciò che mi sembra bello, che mi diverte, che mi fa stare bene.

Tra le mille luci che si accendono e si spengono e mi ubriacano piacevolmente intravedo finalmente i tuoi occhi che trasmettono prepotentemente sogni. Mi imbarazzo di fronte alla intensità del tuo sguardo. Ho quasi paura a guardarlo: so che inizierei ad entrarvi dentro e ad esplorarlo. Ho timore a farlo, sento una gran delicatezza sfiorarmi e ho timore a violarla, con l’impaccio di un grosso elefante che si trovi a camminare in un negozio di cristalli…

Resto così… Rapito e meravigliato da me stesso. Mi scopro quasi vulnerabile. Mi godo il momento fino in fondo: forse da troppo tempo non provavo più sensazioni simili. Forse avevo perso l’abitudine dopo troppo tempo dedicato a mantenere in piedi equilibri precari e instabili da trascurare la bellezza dell’innocenza.

E’ strano, è come vivere in un limbo, sospeso a mezz’aria. Non sapere cosa possa accadere e restare in balia della delicatezza di sensazioni che pensavo perdute.

Mi godo il momento, me lo godo fino in fondo: so che la vita è avida di certi istanti per lasciarli andare senza essere vissuti pienamente… Non commetterei mai quest’errore… Mai. E non lo commetterò…



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Come stai oggi?

Stasera è una serata un po’ così…

Poca voglia di chiacchierare amenamente, un film stupido tanto per passare il tempo e lo scroscio della pioggia in sottofondo.

“Ciao, come stai oggi?”

E’ quasi un tuffo nelle emozioni: non sempre si ha il tempo di viverle o di volerle vivere fino in fondo.

Si fa finta di non sentirle, travolti dalle tante cose da fare: un pragmatismo di routine. Buttarsi a letto in fondo alla giornata, per un sonno i cui sogni l’indomani non si riuscirà a ricordare. E non si saprà se saranno stati brutti o belli.

Manca la dolcezza della ninna-nanna, il mugolio sommesso, battendo la testa sul cuscino, come facevo da bambino per addormentarmi. L’innocenza di quando tutto era ignoto e la vita una continua scoperta priva di esperienze.

A volte, manca la sensazione di una semplice carezza sui capelli, quel sentirsi rassicurati, quel sentirsi guidati. Era bello lasciarsi portare per mano e riporre la propria totale fiducia in chi ti guidava.

Oggi, tocca a me dare la mano, guidare, insegnare, stare attento a non sbagliare, a non commettere errori. Oggi, la responsabilità della mia vita è nelle mie mani. Manca l’innocenza ed è vietato cedere troppo alla semplicità dell’istinto: andare per odori, come gli animali, reagire di riflesso, agire d’istinto, appunto.

Sembra non ci sia spazio per sentire: come nel lasciar trasportare i propri pensieri dal sibilo del vento, sotto un cielo di stelle, nel deserto della montagna, senza rumori molesti, se non il suono del vento che ti afferra i capelli e riempie le tue orecchie… Come la nenia della buonanotte.

Sembra non ci sia spazio per la forza dirompente di un sorriso, che spazzi via gli imbarazzi e rompa gli indugi dei silenzi forzati.

Sembra come se tutto si avviti su se stesso, in un informe gomitolo di eventi difficili da dipanare e da capire.

“Ciao, come stai oggi?”

Si vive così: come prede di un ineluttabile destino. Ghermite dagli eventi e graffiate e ferite, le urla come lo stridore delle unghie a grattare una lavagna. Insopportabile. Eppure… Si ha ancora la voglia di sorridere: sì :)

Inutile domandare troppo alla propria testa: certe risposte non ci è dato conoscerle. Perché mai doverle immaginare? Quando, in fondo, basterebbe attenderle?

L’esperienza sa essere una pessima consigliera nel distruggere i sogni in nome del pragmatismo con cui tentiamo di nascondere il cuore, non facendogli sentire più nulla. Solo il digrignare dei denti, l’oblìo dei pensieri per le cose da fare, il lacerarsi continuamente dietro a rabbie che non hanno un senso: i conflitti nascono troppo spesso dalle questioni di principio addotte dall’esperienza, per essere veramente reali.

Meglio che me ne freghi, allora: si fotta il buon senso, si fotta la ragione, si fotta l’esperienza. Alla fine, la vita è fatta per essere sentita. E anche la sofferenza, se occorre, fa parte del gioco. Perché la ruota gira, perché non sempre le cose procedono per un verso, perché tutto può essere cambiato, perché non può piovere per sempre. Perché, anche mentre piove, non ha senso ripararsi: c’è più vita nel sentirsi scorrere l’acqua sul viso…

Musica…

Continue reading » · Rating: · Written on: 02-09-10 · No Comments »

In libera sequenza

Sono fermo qui, di fronte allo spazio-carta colmo di figure e note, fermo, la mano sul mouse, la testa altrove…

La riflessione è una brutta bestia che non è facile gestire. Un’arma a doppio taglio. Se da un lato ragioni e ponderi determinate situazioni, dall’altro, il rischio che l’ansia e la rabbia esplodano, è altissimo.

Stamattina mi sono fermato a leggere il tuo blog. Devo essere onesto, nonostante tutto. Mi piace moltissimo come scrivi. C’è qualcosa di canagliesco, qualcosa dei tempi perduti di un mondo diverso. C’è qualcosa di antico, come se il tempo, nei tuoi post, si fosse fermato a 50 anni fa. E’ una sensazione stranissima, ma seducente e travolgente. E’ come ascoltare le storie raccontate dai nonni, una sensazione di un tempo un pò polveroso, un pò da pigra estate in collina, quasi alla Pavese, pieno di fascino. Il calore del sole e quello di un modo di intendere i rapporti umani che non sentivo da tempo. Nomi, riferimenti e parole che appartengono ad altri tempi, forse un pò più veri e più umani.

Non so, non so perché, ma è così. Hai uno stile piratesco e affascinante nell’esporre le cose.

E’ buffo dire questo. Non foss’altro per il rapporto che esiste tra noi due: siamo i due attori di uno scontro che si consuma silenzioso. Uno scontro fatto, in gran parte, di parole. Vorrei che non esistessi, che sparissi, che la finissi di esercitare il tuo fascino corruttivo su chi, in questo momento, non ha forti difese. Vorrei che la finissi di approfittare della situazione, di giocare incoscientemente, che usassi il cuore e l’umanità che stanno alla base del rispetto, per volgere altrove la tua attenzione. Sono combattente senz’armi contro di te. Senz’armi dirette si intende. Perché nonostante tutto, eviti lo scontro e preferisci l’azione subdola… Il forte contrasto con le parole dei tuoi post, stride fortemente, di un clangore come di una bicicletta i cui mozzi cigolanti chiedano disperatamente un briciolino di grasso e la catena gira lasca…

Quando ti deciderai a sparire una buona volta?


Stamattina, mi sono alzato relativamente presto. Considerato che ho dormito si e no 4 ore, si, mi sono alzato presto. E’ iniziata un’altra giornata vissuta in sospensione… Il mondo gira intorno, come se non ne facessi parte. Agisco senza molta convinzione, più per provare a me stesso di esser vivo, che per una reale voglia di appagamento nel compiere una qualsiasi cosa. Non so… Vivo da troppi giorni così, per non iniziare seriamente a preoccuparmi. Almeno, questo è quello che dovrei fare. Ma non me ne curo. Non mi preoccupo. Chi vivrà vedrà…


Che senso ha sbirciare? Guardare dal buco della serratura soddisfa la voglia di conoscenza. Soprattutto se la conoscenza investe la voglia di verità che mi assilla. Arrivare a compiere determinati gesti non è elegante. Faccio tesoro delle parole di un certo Machiavelli: il fine giustifica i mezzi… Ma è pur vero che tutto ciò mi faccia sentire non propriamente pulito… E questo non mi trasmette benessere, ma solo un’infinita ansia…


Udire le parole di un fallito che si rivolgono a te scrosciando insulti, è una sensazione strana, soprattutto se hai la consapevolezza che, di quelle parole, te ne pò fregà de meno… E’ più il fastidio di sentir vibrare i tuoi timpani sotto la spinta delle onde sonore provocate da quelle parole dissennate, che altro. Il tuo corpo compie uno sforzo, spende energia per registrare quelle vibrazioni e tradurle in segnali elettrici per il tuo cevello… Uno spreco… Per uno come te, decisamente.


L’imperativo categorico è “calma!”. Mi chiedo per cosa dovrei stare calmo. Per quale ragione dovrei ostentare pazienza e buon senso. Cos’è il buon senso? Leggo la definizione: “equilibrio istintivo di giudizio e di comportamento; capacità di giudicare, soprattutto tenendo presenti le necessità pratiche”. Bene allora il buon senso non prescinde dall’azione e pure dalla drasticità dei provvedimenti. Necessità pratica. Si, ecco, e agire di conseguenza, con l’accortezza di non produrre nocumento a se stessi… Allora non è necessaria strettamente la pazienza per esercitare il buonsenso nelle proprie azioni. E, forse, neppure l’onestà a tutti i costi… Già… A volte leggere le definizioni sul dizionario serve molto.


Fuori di qui il sole di mezzodì infuoca i dintorni. Anche se la brezza rende tutto meno torrido, portando con se l’intenso profumo del mare. I colori sono appiattiti dalla luce, come si conviene ad una classica giornata estiva. Avrei voglia di farmi un bagno e lasciarmi travolgere dalla frescura dell’acqua, ma non posso.


Mi tocca aspettare… Aspettare… Aspettare… Aspettare…


Go on with the music…


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Quando ti ho conosciuto, pensavo tu fossi una persona per bene…

Negli anni, ho visto sgretolarsi quella parvenza di perbenismo ipocrita che avevi, dietro a cui si celava lo Schifo…

Adesso, te lo posso dire e te lo ripeterò in viso, se mai dovessi avere la sfortuna di incrociare nuovamente il mio cammino col tuo:

VERGOGNA! SEI SENZA ONORE!

Fà solo in modo da rendere le cose difficili e, te lo scrivo qui, in pubblico: sarò il tuo peggiore, implacabile giustiziere.

Continue reading » · Rating: · Written on: 05-22-09 · No Comments »

immagini oniriche

Il rumore dei miei pensieri come quello delle fragili foglie secche sparse copiose in un parco… Non posso muover passo senza calpestarle e romperle sotto il peso dei miei passi, costretto ad esserne cosciente dal loro crepitare mentre si sbriciolano inesorabilmente…

Sono ubriacato dal continuo pulsare dei pensieri che lampeggiano come lampadine di natale impazzite, senza alcuna sequenza logica…

Sono disorientato come un ago di bussola accanto ad un campo magnetico: vorrei fare il punto, ma le stelle sono spente e navigo a vista nel buio ossessivo di un mare nero ed insidioso…

Non è il chiarore dell’alba di un nuovo giorno che abbraccia la mia mente, ma la sardonica fluorescenza velenosa di un caos babelico…

Troppe note alte troppi acuti, il tempo di prestissimo che scandisce il ritmo di questa tammurriata stonata…

Cerco il verde dei prati e il profumo dei fiori…

Cerco l’azzurro intenso e definitivo di un cielo terso che mi abbracci, e veder volare via i pensieri come nuvole lontane…

I confini della mia testa come i tetri muri grigi di una prigione senza sbarre e senza finestre…

Ma arriverà il tempo per evadere e fuggire via ignoto, verso mète sconosciute…

Voglio l’oblio della normalità, voglio il fumo d’hashish dei conti che quadrano, voglio pagine intonse da sfogliare…

Ho sete di benefica calma…

La benzina per la mia vita  è (temporaneamente) esaurita…

Il cartello cigola ozioso al vento… Chiuso… Mi siedo, sul marciapiedi ad aspettare…

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