Turista per caso… :)
“Ma perché, tu ci credi a quello che sto dicendo?”
“Veramente ho qualche dubbio…”
“No perché mi sono inventata tutto di sana pianta!”
“Ma perché, tu ci credi a quello che sto dicendo?”
“Veramente ho qualche dubbio…”
“No perché mi sono inventata tutto di sana pianta!”
Stasera è una serata un po’ così…
Poca voglia di chiacchierare amenamente, un film stupido tanto per passare il tempo e lo scroscio della pioggia in sottofondo.
“Ciao, come stai oggi?”
E’ quasi un tuffo nelle emozioni: non sempre si ha il tempo di viverle o di volerle vivere fino in fondo.
Si fa finta di non sentirle, travolti dalle tante cose da fare: un pragmatismo di routine. Buttarsi a letto in fondo alla giornata, per un sonno i cui sogni l’indomani non si riuscirà a ricordare. E non si saprà se saranno stati brutti o belli.
Manca la dolcezza della ninna-nanna, il mugolio sommesso, battendo la testa sul cuscino, come facevo da bambino per addormentarmi. L’innocenza di quando tutto era ignoto e la vita una continua scoperta priva di esperienze.
A volte, manca la sensazione di una semplice carezza sui capelli, quel sentirsi rassicurati, quel sentirsi guidati. Era bello lasciarsi portare per mano e riporre la propria totale fiducia in chi ti guidava.
Oggi, tocca a me dare la mano, guidare, insegnare, stare attento a non sbagliare, a non commettere errori. Oggi, la responsabilità della mia vita è nelle mie mani. Manca l’innocenza ed è vietato cedere troppo alla semplicità dell’istinto: andare per odori, come gli animali, reagire di riflesso, agire d’istinto, appunto.
Sembra non ci sia spazio per sentire: come nel lasciar trasportare i propri pensieri dal sibilo del vento, sotto un cielo di stelle, nel deserto della montagna, senza rumori molesti, se non il suono del vento che ti afferra i capelli e riempie le tue orecchie… Come la nenia della buonanotte.
Sembra non ci sia spazio per la forza dirompente di un sorriso, che spazzi via gli imbarazzi e rompa gli indugi dei silenzi forzati.
Sembra come se tutto si avviti su se stesso, in un informe gomitolo di eventi difficili da dipanare e da capire.
“Ciao, come stai oggi?”
Si vive così: come prede di un ineluttabile destino. Ghermite dagli eventi e graffiate e ferite, le urla come lo stridore delle unghie a grattare una lavagna. Insopportabile. Eppure… Si ha ancora la voglia di sorridere: sì
Inutile domandare troppo alla propria testa: certe risposte non ci è dato conoscerle. Perché mai doverle immaginare? Quando, in fondo, basterebbe attenderle?
L’esperienza sa essere una pessima consigliera nel distruggere i sogni in nome del pragmatismo con cui tentiamo di nascondere il cuore, non facendogli sentire più nulla. Solo il digrignare dei denti, l’oblìo dei pensieri per le cose da fare, il lacerarsi continuamente dietro a rabbie che non hanno un senso: i conflitti nascono troppo spesso dalle questioni di principio addotte dall’esperienza, per essere veramente reali.
Meglio che me ne freghi, allora: si fotta il buon senso, si fotta la ragione, si fotta l’esperienza. Alla fine, la vita è fatta per essere sentita. E anche la sofferenza, se occorre, fa parte del gioco. Perché la ruota gira, perché non sempre le cose procedono per un verso, perché tutto può essere cambiato, perché non può piovere per sempre. Perché, anche mentre piove, non ha senso ripararsi: c’è più vita nel sentirsi scorrere l’acqua sul viso…
Beh… A mio parere stiamo facendo i conti senza l’oste.
Vediamo un po’ la realtà italiana per quanto riguarda internet. E’ noto che il nostro Paese sia indietro, parecchio, rispetto alla media europea per quantità di utenti connessi. All’interno di questa media (già di per sé bassa), dobbiamo pure contare quali siano quelli che effettivamente utilizzano internet per informarsi e informare e quelli che lo usano per fini prettamente ludici (dal giochino online per bimbiminkia allo scaricamento selvaggio di pornazzi per manfruiti). Temo che, alla fine, internet raggiunga una minima parte di italiani. Quelli della manifestazione del No B Day, per intenderci. Che non cresceranno mai oltre più di tanto… Almeno nel breve periodo…
Faccio un’altra considerazione, molto più “pesante”, ed è quella relativa all’elettorato medio italiano. Bene, tra questi, mi chiedo, quanti vanno a a votare perché consapevoli dell’arma che hanno in mano (il voto) e quanti, invece, votano per fare un favore o, semplicemente, per vendere il proprio voto in cambio di una promessa di lavoro o anche di una semplice busta della spesa?
Io parlo della mia realtà locale, Catania. Ho fatto per più di dieci anni il presidente di seggio e sempre in quartieri popolari, poverissimi, fin quando non ho deciso di mollare, dopo le ultime comunali in cui m’è toccato fare intervenire la polizia per far sgombrare il seggio dopo che, durante lo spoglio, mi ero trovato la sezione invasa da un branco di invasati che volevano sfasciare tutto e io che mi ero letteralmente seduto sulle schede per evitare che andassero distrutte o disperse. Beh, digressione a parte, la scena che mi si parava innanzi era sempre la stessa. Gente che arrivava col bigliettino in mano, procacciatori di voti che attendevano i votanti all’ingresso del seggio, poveri disabili trascinati a forza a votare e le confidenze della povera gente che serenamente ammetteva il fatto che il voto lo avevano venduto in cambio di una busta della spesa, di un blocchetto di buoni per il carburante, di una promessa di lavoro e via dicendo in un crescendo di squallore da far vomitare. Non contento di ciò, mi sono andato ad informare per avere riscontri e prove. E come ho fatto io, chiunque, può trovare in giro sulla rete, i video che testimoniano queste nefandezze. Non temo querele nell’affermare che anche l’attuale presidente della regione ha usato anch’egli questo sistema, come i forzisti del famoso 61-0. Ovviamente tutto tace in un mare di omertà: la procura può pure aprire fascicoli, ma se mancano i testimoni, li richiude immediatamente. E questa pratica è comune non solo qui a Catania, ma in tutta Italia. Cercate informazioni e vedrete quale sia la realtà. Mi sono chiesto se avrei dovuto denunciare quelle confidenze. Mi son risposto che le immagini parlano da sole e meglio di me.
Dove voglio arrivare? Questa gente porta un serbatoio di voti immenso. Questa è la gente da cui dovrebbe attingere un partito di sinistra, normalmente. Siamo arrivati ad un totale ribaltamento delle posizioni. La destra fa man bassa proprio qui. E’ un caso che le classi operaie abbiano votato in massa la destra? No. Perché aggiungendo a questo schifo, il fatto che queste persone, il vecchio proletariato di una volta, sono raggiunte solo da un determinato veicolo di informazioni che è la televisione (non per denigrare, ma non leggono i giornali, tranne la Gazzetta dello Sport) e il conto è presto fatto.
Signori, chi è che fa la rivoluzione in ultima analisi e da dove parte la rivoluzione? Dovrebbe farla il popolo in quanto tale. Bene… Se il popolo se ne fotte altamente delle proprie libertà civili, perché neppure ha idea di cosa siano abituato com’è alle elemosine ed è facile preda delle paure ataviche, se il popolo ha solo un possibile input che si chiama denaro affinché si senta toccato… Pensate davvero che una censura su internet e sui giornali possa fare la differenza?
Allora non è un FB che fa la differenza, pure se potrebbe esserlo per noi, che abbiamo la possibilità di navigare e certe cose sembrano scontate.
Perché FB raggiunge una piccola porzione della popolazione italiana.
Allora? Che fare?
Tornare alla propaganda porta a porta. Come si faceva una volta. Radicarsi sul territorio. E questo, attualmente, non possiamo farlo noi quattro gatti, perché occorrerebbero anni.
Ci sarebbe qualcosa che ha ancora gli strumenti in mano per farlo. Allora diamoci sotto con i partiti di sinistra e cominciamo col cambiarli veramente da dentro. Svecchiamoli, rimettiamoli in moto. Togliamo potere ai poltronisti che finora li guidano e sfruttiamoli per riprendere in mano la situazione. Un PD (per dirne uno) ha ancora mezzi sul territorio. Riapriamo le sezioni di una volta, quartiere per quartiere, sfruttiamo la macchina organizzativa per fare propaganda: poche parole d’ordine ripetute porta a porta, come si faceva una volta.
Occorre togliere il terreno sotto ai piedi a chi, oramai, ha il controllo assoluto dei mass media. Cerchiamo e rivalutiamo altri mass media, molto più terra-terra che non siano internet. E allora cominceremmo ad avere i risultati. Il popolino, in fondo, non è stupido: è ignorante. Va avvicinato, informato, superando la naturale diffidenza che ha.
Premetto che non è cosa facile, ma non vedo alternative pratiche ed altrettanto efficaci. Si chiama propaganda e non per forza dev’esser fatta con i mass media di oggi. O, per lo meno, non solo con quelli.
Mi sembra di aver scritto un articolo per LC…
E mi rendo conto che mai, quando io avevo 18 anni ed ero un pischellino che girava con la kefiah protestando perché la democratica Israele fosse democratica anche verso i palestinesi, mi sarei ritrovato in una situazione così pericolosa per la nostra democrazia.
Sono fermo qui, di fronte allo spazio-carta colmo di figure e note, fermo, la mano sul mouse, la testa altrove…
La riflessione è una brutta bestia che non è facile gestire. Un’arma a doppio taglio. Se da un lato ragioni e ponderi determinate situazioni, dall’altro, il rischio che l’ansia e la rabbia esplodano, è altissimo.
Stamattina mi sono fermato a leggere il tuo blog. Devo essere onesto, nonostante tutto. Mi piace moltissimo come scrivi. C’è qualcosa di canagliesco, qualcosa dei tempi perduti di un mondo diverso. C’è qualcosa di antico, come se il tempo, nei tuoi post, si fosse fermato a 50 anni fa. E’ una sensazione stranissima, ma seducente e travolgente. E’ come ascoltare le storie raccontate dai nonni, una sensazione di un tempo un pò polveroso, un pò da pigra estate in collina, quasi alla Pavese, pieno di fascino. Il calore del sole e quello di un modo di intendere i rapporti umani che non sentivo da tempo. Nomi, riferimenti e parole che appartengono ad altri tempi, forse un pò più veri e più umani.
Non so, non so perché, ma è così. Hai uno stile piratesco e affascinante nell’esporre le cose.
E’ buffo dire questo. Non foss’altro per il rapporto che esiste tra noi due: siamo i due attori di uno scontro che si consuma silenzioso. Uno scontro fatto, in gran parte, di parole. Vorrei che non esistessi, che sparissi, che la finissi di esercitare il tuo fascino corruttivo su chi, in questo momento, non ha forti difese. Vorrei che la finissi di approfittare della situazione, di giocare incoscientemente, che usassi il cuore e l’umanità che stanno alla base del rispetto, per volgere altrove la tua attenzione. Sono combattente senz’armi contro di te. Senz’armi dirette si intende. Perché nonostante tutto, eviti lo scontro e preferisci l’azione subdola… Il forte contrasto con le parole dei tuoi post, stride fortemente, di un clangore come di una bicicletta i cui mozzi cigolanti chiedano disperatamente un briciolino di grasso e la catena gira lasca…
Quando ti deciderai a sparire una buona volta?
Stamattina, mi sono alzato relativamente presto. Considerato che ho dormito si e no 4 ore, si, mi sono alzato presto. E’ iniziata un’altra giornata vissuta in sospensione… Il mondo gira intorno, come se non ne facessi parte. Agisco senza molta convinzione, più per provare a me stesso di esser vivo, che per una reale voglia di appagamento nel compiere una qualsiasi cosa. Non so… Vivo da troppi giorni così, per non iniziare seriamente a preoccuparmi. Almeno, questo è quello che dovrei fare. Ma non me ne curo. Non mi preoccupo. Chi vivrà vedrà…
Che senso ha sbirciare? Guardare dal buco della serratura soddisfa la voglia di conoscenza. Soprattutto se la conoscenza investe la voglia di verità che mi assilla. Arrivare a compiere determinati gesti non è elegante. Faccio tesoro delle parole di un certo Machiavelli: il fine giustifica i mezzi… Ma è pur vero che tutto ciò mi faccia sentire non propriamente pulito… E questo non mi trasmette benessere, ma solo un’infinita ansia…
Udire le parole di un fallito che si rivolgono a te scrosciando insulti, è una sensazione strana, soprattutto se hai la consapevolezza che, di quelle parole, te ne pò fregà de meno… E’ più il fastidio di sentir vibrare i tuoi timpani sotto la spinta delle onde sonore provocate da quelle parole dissennate, che altro. Il tuo corpo compie uno sforzo, spende energia per registrare quelle vibrazioni e tradurle in segnali elettrici per il tuo cevello… Uno spreco… Per uno come te, decisamente.
L’imperativo categorico è “calma!”. Mi chiedo per cosa dovrei stare calmo. Per quale ragione dovrei ostentare pazienza e buon senso. Cos’è il buon senso? Leggo la definizione: “equilibrio istintivo di giudizio e di comportamento; capacità di giudicare, soprattutto tenendo presenti le necessità pratiche”. Bene allora il buon senso non prescinde dall’azione e pure dalla drasticità dei provvedimenti. Necessità pratica. Si, ecco, e agire di conseguenza, con l’accortezza di non produrre nocumento a se stessi… Allora non è necessaria strettamente la pazienza per esercitare il buonsenso nelle proprie azioni. E, forse, neppure l’onestà a tutti i costi… Già… A volte leggere le definizioni sul dizionario serve molto.
Fuori di qui il sole di mezzodì infuoca i dintorni. Anche se la brezza rende tutto meno torrido, portando con se l’intenso profumo del mare. I colori sono appiattiti dalla luce, come si conviene ad una classica giornata estiva. Avrei voglia di farmi un bagno e lasciarmi travolgere dalla frescura dell’acqua, ma non posso.
Mi tocca aspettare… Aspettare… Aspettare… Aspettare…
Oramai, il povero signor B. non ha più dove voltarsi.
I comunisti complottisti sono ovunque!
Tra le fila del Vaticano (L’Avvenire, Famiglia Cristiana), nel Mondo (Times, Huffington Post, The Guardian, The Observer, La Tribune de Genève, Le Soir, Le Figaro, Le Monde, Libération, La dernière heure, New York Times, ABC News, Christian Science Monitor, El Pais., El Diario Montanes, Reuters, El Clarìn, Der TagesSpiegel, Die Welt, Suddeutsche Zeitung, Bild, De Telegraaf, De VolksKrant), senza contare tra i giornali italiani (repubblica.it, su tutti).
Da tutti riceve critiche su critiche e accuse neppure tanto velate di falsità.
Oh poverino… Ma guarda té, ha tutti contro.
Aggiungiamo pure il Parlamento stesso, data l’incapacità manifesta finora dimostrata nell’arte del governare con Camera e Senato tutti dalla sua parte (con maggioranze bulgare oserei dire)?
Forse arriverà il giorno in cui anche lì, il caro signor B., dirà che è un covo di comunisti…
Ma mi faccia il piacere! Patetico affabulatore e manipolatore.
Quando ti ho conosciuto, pensavo tu fossi una persona per bene…
Negli anni, ho visto sgretolarsi quella parvenza di perbenismo ipocrita che avevi, dietro a cui si celava lo Schifo…
Adesso, te lo posso dire e te lo ripeterò in viso, se mai dovessi avere la sfortuna di incrociare nuovamente il mio cammino col tuo:
VERGOGNA! SEI SENZA ONORE!
Fà solo in modo da rendere le cose difficili e, te lo scrivo qui, in pubblico: sarò il tuo peggiore, implacabile giustiziere.
Il rumore dei miei pensieri come quello delle fragili foglie secche sparse copiose in un parco… Non posso muover passo senza calpestarle e romperle sotto il peso dei miei passi, costretto ad esserne cosciente dal loro crepitare mentre si sbriciolano inesorabilmente…
Sono ubriacato dal continuo pulsare dei pensieri che lampeggiano come lampadine di natale impazzite, senza alcuna sequenza logica…
Sono disorientato come un ago di bussola accanto ad un campo magnetico: vorrei fare il punto, ma le stelle sono spente e navigo a vista nel buio ossessivo di un mare nero ed insidioso…
Non è il chiarore dell’alba di un nuovo giorno che abbraccia la mia mente, ma la sardonica fluorescenza velenosa di un caos babelico…
Troppe note alte troppi acuti, il tempo di prestissimo che scandisce il ritmo di questa tammurriata stonata…
Cerco il verde dei prati e il profumo dei fiori…
Cerco l’azzurro intenso e definitivo di un cielo terso che mi abbracci, e veder volare via i pensieri come nuvole lontane…
I confini della mia testa come i tetri muri grigi di una prigione senza sbarre e senza finestre…
Ma arriverà il tempo per evadere e fuggire via ignoto, verso mète sconosciute…
Voglio l’oblio della normalità, voglio il fumo d’hashish dei conti che quadrano, voglio pagine intonse da sfogliare…
Ho sete di benefica calma…
La benzina per la mia vita è (temporaneamente) esaurita…
Il cartello cigola ozioso al vento… Chiuso… Mi siedo, sul marciapiedi ad aspettare…
E’ una domanda semplice, in effetti…
Hai un’idea, anche vaga, di quale sia il casino in cui ti stai mettendo?
No, eh?
E’ evidente…
Del resto, come dice il vecchio adagio, occhio che non vede, cuor che non duole… Quando di mezzo c’è la distanza non hai molto da scegliere…
E con le parole, le uniche cose tangibili per lunghi giorni, si costruiscono tanti bei castelli.
L’unico difetto che hanno è che siano campati per aria…
Ecco perché non mi fido mai delle belle parole…
Soprattutto quando fanno effetto: è facile chiudere gli occhi e fidarsi ciecamente…
Ma, come si dice, certe cose si capiscono solo quando ci si sbatte la testa.
Eh… Pazienza… Sarò Cassandra.
E, in tutta sincerità, non so se tratterrò le risate, alla fine non ho certezze sulla conclusione… Mi consola sapere soltanto che ho la piena consapevolezza di quale sia la realtà che si cela dietro a tante belle parole e a certe promesse.
Sì: io sì. Tu… Ehm… No.
Ma questo mi basta e mi avanza.
In fondo, mi dispiace per te…